
XIX Estate Musicale & Cittadini di Montagna presentano:
ILMIONOMENONHAIMPORTANZA - Concerto per Dino Buzzati
venerdì 28 e sabato 29 agosto 2009 - ore 21.15
Teatro Regina Margherita, Piedicavallo (BI) - ingresso € 6
"io cerco di scrivere i miei racconti fantastici come fossero dei veri e propri racconti di cronaca".
Un concerto di musica moderna, che attraversa hip hop, musica d'autore, musica da colonne sonore di cartoni animati, musica contemporanea. Un concerto che attraversa, quindi, per restituire le atmosfere magiche, misteriose, le attese buffe e le aspettative grandi dei racconti di un autore che non amava subordinare i pensieri tra loro. I pensieri hanno o non hanno tutti lo stesso valore ?? Un concerto dove convivono il computer e l'arpa celtica, il sequencer ed il violoncello. Pensieri e parole che da Dino Buzzati appartengono all'universo intero, come il concetto di limite. Un concerto per magnetofono e band, con una voce dal passato che spunta di tanto in tanto a far capolino. Un concerto per Dino Buzzati..
ma che senso ha inventare delle storie, non sottraggono tempo alla nostra vita reale?
tutt’altro, l’invenzione moltiplica il tempo. Iniziamo da bambini a fantasticare sul mondo, ed è un’azione inevitabile. L’immaginazione e la fantasia sono la risposta ai fatti del mondo. Un bambino non conosce l’uso del cavatappi, per esempio, e se non lo vede utilizzare deve con la sua immaginazione fornire una risposta di fantasia allo scopo di quell’oggetto; così il cavatappi diventa una ballerina d’acciaio o una trivella per vermi di terra, e con quello parte il gioco, la sua storia. Poi con il passare del tempo questa capacità di interpretare il mondo si atrofizza e rinunciamo a questo atto di libertà che è l’immaginazione finendo per adeguarci a risposte preconfezionate. Lo scrittore invece continua ad allenarsi, è un atleta dell’interpretazione e attraverso il suo lavoro possiamo ottenere risposte importanti o aprire interrogativi prima ignorati. Se scrivo di un marinaio, per esempio, io immagino quella vita, ne dò forma reale, la vivo a specchio su di me e divengo quel marinaio. Ecco che aggiungo un estratto di vita alla mia, andando ad allungare la striscia di tempo a mia disposizione. L’esperienza non passa solo dalla pratica ma anche dalla narrazione. Io ho imparato molto sui maiali e la determinazione nel proteggere i loro piccoli, su come utilizzare la polpara, sul sapore della carne di volpe ed il gusto della tartaruga e tutto questo attraverso il racconto dell’esperienza altrui. La pratica di un’altra persona si fa mia attraverso il suo racconto: che quelle siano le vicende di Antonio, di Stefano di Smith o Black non ha davvero importanza perché il raccontare è un’esigenza universale.
Buzzati lo scoprii grazie a mio fratello. Me ne appassionai subito. La struttura sintattica dei suoi racconti mi appagava. Periodi asciutti, come le parole della gente di montagna, capacità di ridurre nella sintesi tipica della cronaca cittadina, vicende al limite della realtà. Con i sette messaggeri ho scoperto che ogni uomo contiene dentro di sè i suoi limiti mentre sotto le stelle non ci sono limiti per l’uomo. Mi sono appassionato ai suoi personaggi rassegnati alla lotta, a dover raggiungere un obiettivo diverso dal semplice vivere. Trovavo nel narratore il distacco silenzioso del pittore, la sua placida ironia era il sonno del cane all’ombra,Oggi dopo molti anni in cui ho smesso di leggere le sue pagine mi trovo a riunire gli scritti e le musiche in cui lui mi è stato vicino insegnandomi che, sia nelle storie che nella realtà, è sempre meglio la paratassi alla subordinazione. Ciò che vedrete vorrebbe essere semplice, una piccola cosa, un tempo le avremmo chiamate nugae, oggi sono abbozzi, abozzi a Buzzati.
Immagine: "I sette messaggeri" di Francesca Lai - grafite su tela